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Il moto decelerato

Quando l'accelerazione si oppone al moto: stesse formule, un segno diverso.

Al termine di questa lezione saprai

1. Decelerare non è una grandezza nuova

Nel linguaggio comune «accelerare» e «decelerare» sono due azioni diverse. In fisica no: esiste una sola grandezza, l'accelerazione, e la differenza sta tutta nel confronto fra il suo verso e quello della velocità.

Stesso segno di v → il corpo accelera
Segno opposto a v → il corpo rallenta Non conta se a è positiva o negativa in sé: conta il confronto con la velocità.

Un'automobile che procede in retromarcia premendo il gas ha velocità negativa e accelerazione negativa: i due segni concordano, e infatti sta accelerando, pur avendo entrambi i valori negativi. È la regola che avevi già incontrato studiando l'accelerazione media, e qui torna in tutta la sua utilità.

La parola «decelerazione»

Si usa comunemente e va benissimo in italiano, ma nelle formule non esiste una grandezza chiamata decelerazione: esiste l'accelerazione con il suo segno. Scrivere «decelerazione = 5 m/s²» e poi sostituire +5 nelle formule è l'errore che rovina più esercizi in assoluto. Se il corpo va nel verso positivo e frena, nelle formule va scritto a = −5 m/s².

2. Le formule restano le stesse

Non c'è nulla di nuovo da imparare. Si usano le tre formule della Parte 1, sostituendo l'accelerazione con il suo segno.

Esempio — la frenata secondo per secondo

Un'automobile viaggia a 20 m/s e frena con a = −4 m/s².

t (s)CalcoloVelocità v (m/s)
020 − 020
120 − 416
220 − 812
320 − 128
420 − 164
520 − 200

Ogni secondo la velocità cala di 4 m/s, e dopo 5 secondi l'auto è ferma.

3. Il tempo di arresto

Fermarsi significa raggiungere velocità zero. Basta quindi imporre v = 0 nella legge della velocità:

0 = v0 + a · t  →  t = − v0 / a Con a negativa il doppio segno meno si elide e il tempo risulta positivo.

Nell'esempio: t = −20 / (−4) = 5 s, che è proprio quanto avevamo trovato con la tabella.

Un controllo che smaschera gli errori di segno

Il tempo di arresto deve venire positivo. Se il conto dà un numero negativo, quasi certamente hai scritto l'accelerazione positiva in una frenata. È un controllo che costa un secondo e intercetta l'errore più frequente di tutto il capitolo.

4. Che cosa succede dopo l'arresto

Qui c'è una trappola in cui è facile cadere. Che cosa dicono le formule se calcoliamo la velocità dell'automobile dell'esempio a t = 8 s?

v = 20 − 4 · 8 = −12 m/s. Un valore negativo: secondo la formula l'auto starebbe tornando indietro a 12 m/s.

Naturalmente non è quello che succede: un'automobile che frena si ferma e resta ferma. Il punto è che le formule descrivono un'accelerazione costante, e nella realtà quella accelerazione smette di agire nell'istante in cui il corpo si ferma. Da lì in poi il modello non vale più.

La regola pratica

In un problema di frenata, calcola sempre per primo il tempo di arresto. Se l'istante di cui ti chiedono qualcosa viene dopo, la risposta non si ottiene dalle formule: il corpo è semplicemente fermo dove si era fermato. Usare le formule oltre quell'istante significa descrivere un moto che non avviene.

Ci sono casi in cui invece l'inversione è reale: un sasso lanciato verso l'alto rallenta, si ferma per un istante e poi torna giù, perché la gravità continua ad agire anche dopo. Lì la formula con velocità negativa descrive bene la discesa. La differenza è tutta in questa domanda: la causa che rallenta il corpo continua ad agire dopo l'arresto?

5. I grafici del moto decelerato

Sul grafico velocità-tempo la retta scende, partendo da v0 e arrivando a toccare l'asse dei tempi proprio nell'istante di arresto.

tempo t velocità v O v₀ si ferma l'area è lo spazio di frenata

La retta scende fino a toccare l'asse: lì il corpo è fermo. L'area del triangolo è lo spazio percorso durante la frenata.

Nota l'area: è un triangolo di base il tempo di arresto e altezza v0. La sua area vale ½ · v0 · t, e come sai dalla lezione sui grafici quell'area è lo spazio percorso. Nell'esempio: ½ · 20 · 5 = 50 metri. È lo spazio di frenata, ed è l'argomento della prossima e ultima tappa.

Sul grafico spazio-tempo, invece, la curva è ancora una parabola, ma con la concavità rivolta verso il basso: sale sempre meno ripidamente, finché diventa orizzontale nell'istante dell'arresto. Da quel momento resta piatta, perché la posizione non cambia più.

In sintesi

Verifica se hai capito

1. Un corpo ha v = −8 m/s e a = −2 m/s². Sta frenando?

No, sta accelerando: i due segni concordano, quindi il modulo della velocità cresce. Si muove nel verso negativo e lo fa sempre più rapidamente.

2. Un'auto a 25 m/s frena con decelerazione di 5 m/s². Quanto impiega a fermarsi?

Nelle formule l'accelerazione va scritta −5 m/s², quindi t = −25 / (−5) = 5 s. Scrivendo +5 si otterrebbe −5 s, un risultato impossibile che segnala l'errore.

3. Con gli stessi dati, che velocità dà la formula a t = 8 s? È attendibile?

Darebbe 25 − 5 · 8 = −15 m/s, cioè un'auto che torna indietro. Non è attendibile: l'auto si è fermata a 5 s e lì è rimasta. Oltre il tempo di arresto il modello non descrive più la realtà.

4. Perché per un sasso lanciato in alto il discorso è diverso?

Perché la gravità continua ad agire anche dopo che il sasso si è fermato: l'inversione del moto è reale, e la formula con velocità negativa descrive correttamente la discesa.

5. Come si legge lo spazio di frenata sul grafico velocità-tempo?

È l'area del triangolo compreso fra la retta discendente e gli assi: base il tempo di arresto, altezza la velocità iniziale, quindi ½ · v0 · t.

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