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Laboratorio: misurare l'accelerazione

Un pesetto che cade, un filo, una carrucola: il carrello non va più a velocità costante.

Al termine di questa lezione saprai

1. Come si fa accelerare un carrello

Nell'esperienza precedente il carrello, una volta lanciato, viaggiava a velocità costante: sulla rotaia a cuscino d'aria non c'è attrito e non c'è nulla che lo spinga o lo freni. Per farlo accelerare bisogna quindi aggiungere qualcosa che agisca per tutto il tempo, non solo all'istante della partenza come faceva l'elastico.

La soluzione è elegante: si lega il carrello a un filo, si fa passare il filo su una carrucola posta all'estremità della rotaia e all'altro capo si appende un pesetto. Il pesetto cade, il filo lo segue, e il carrello viene trascinato lungo la rotaia. Finché il pesetto scende, il carrello è tirato: la sua velocità aumenta in continuazione.

Perché è un buon esperimento

Il pesetto che cade esercita un traino che non cambia durante la discesa. Il carrello subisce quindi un'accelerazione costante: siamo nel caso del moto uniformemente accelerato studiato nella lezione precedente, quello descritto da s = ½at². L'esperimento serve proprio a verificare che le cose vadano davvero così.

2. L'apparato

Condizione essenziale

Il carrello deve partire da fermo, e il cronometro deve avviarsi proprio all'istante della partenza. Tutte le formule che useremo — s = ½at², a = 2s/t² — valgono solo con velocità iniziale nulla. Se il carrello fosse già in movimento quando comincia la misura, i conti non tornerebbero.

3. I comandi

Comando Che cosa regola
Distanza (m) Lo spazio da percorrere, da 0,1 a 1,5 m: sposta la seconda fotocellula
Massa Carrello (g) La massa del carrello, da 400 a 800 g
Massa Trazione (g) La massa del pesetto che cade, da 30 a 60 g
AVVIA / RESET Lascia partire il carrello / riporta tutto al punto di partenza
SALVA MISURA Registra la coppia spazio-tempo nella tabella
MOSTRA TABELLA E GRAFICO Apre la finestra dei dati con il grafico
AZZERA DATI Cancella tutte le misure salvate

4. Come si esegue la misura

  1. Scegli la massa del carrello e la massa di trazione e annotale: devono restare le stesse per tutta la serie.
  2. Imposta una distanza piccola, per esempio 0,2 m.
  3. Premi AVVIA: il pesetto scende, il carrello parte da fermo e il cronometro misura il tempo impiegato a raggiungere la seconda fotocellula.
  4. Premi SALVA MISURA.
  5. Premi RESET, aumenta la distanza — 0,4 m, 0,6 m, 0,8 m, fino a 1,5 m — e ripeti ogni volta.

Al termine avrai una serie di coppie spazio-tempo, tutte ottenute con la stessa configurazione di masse. È quella la condizione che rende i dati confrontabili fra loro: cambiare una massa a metà serie significa cambiare l'accelerazione, e i punti non apparterranno più alla stessa curva. La simulazione, per questo, tiene separate le serie ottenute con masse di trazione diverse.

5. Che cosa dicono i dati

Ecco una serie tipica, ottenuta con carrello da 400 g e trazione da 30 g.

Spazio s (m) Tempo t (s) s / t (m/s) 2s / t² (m/s²)
0,200,760,260,69
0,401,080,370,69
0,801,530,520,68
1,201,870,640,69

Guarda le due colonne finali, perché è tutto lì.

Il rapporto s/t — che nell'esperienza precedente restava costante — qui cresce: su tratti più lunghi la velocità media è maggiore, perché il carrello guadagna velocità strada facendo. Il moto non è uniforme.

Il rapporto 2s/t² invece resta costante. È l'accelerazione, e il fatto che non cambi da una misura all'altra è la verifica sperimentale che il moto è uniformemente accelerato.

Da dove viene quel 2

Partendo da fermo con accelerazione costante, vale s = ½at². Isolando a si ottiene a = 2s/t². Lo stesso ragionamento spiega anche l'altra formula che troverai nella simulazione, v = 2s/t: la velocità finale è il doppio della velocità media, perché partendo da zero e crescendo in modo regolare la media fra valore iniziale e finale è esattamente la metà del valore finale.

Il grafico conferma tutto. Nella finestra dei dati il grafico spazio-tempo non è più una retta come nell'esperienza del moto uniforme: è un arco di parabola che parte dall'origine e si impenna. Con il pulsante in alto puoi passare alla vista velocità-accelerazione: lì i punti della velocità si dispongono su una retta crescente, e la colonna dell'accelerazione mostra valori praticamente uguali fra loro.

Sono i tre modi di raccontare lo stesso moto che hai incontrato nella lezione precedente: parabola nel grafico s-t, retta nel grafico v-t, valore costante per l'accelerazione.

6. Che cosa provare

Fin dove arriva la cinematica

Le prime due prove dicono che cosa succede: l'accelerazione cresce con la massa trainante e diminuisce con la massa trainata. Il perché non è una domanda di cinematica: la risposta è la seconda legge della dinamica, che studierai più avanti. Qui il compito è misurare bene l'accelerazione e riconoscere il tipo di moto.

Vai in laboratorio

L'esperienza completa è nella simulazione Misura dell'accelerazione. Comincia con carrello 400 g e trazione 30 g, raccogli almeno quattro misure a distanze crescenti e calcola tu la colonna 2s/t² prima di aprire il grafico: vedere quei numeri ripetersi è più convincente di qualsiasi curva.

In sintesi

Verifica se hai capito

1. Perché l'elastico non andrebbe bene per questo esperimento?

Perché agisce solo nell'istante del lancio: dopo il distacco il carrello è libero e prosegue a velocità costante. Per avere accelerazione serve qualcosa che tiri il carrello per tutto il percorso, come il pesetto che cade.

2. Un carrello percorre 0,45 m in 1,2 s partendo da fermo. Qual è la sua accelerazione?

a = 2s/t² = (2 · 0,45) / 1,44 = 0,625 m/s². E la sua velocità all'arrivo vale v = 2s/t = 0,90/1,2 = 0,75 m/s, il doppio della velocità media.

3. Nella tabella il rapporto s/t cresce mentre 2s/t² resta costante. Che cosa significa?

Che la velocità media aumenta al crescere del tratto considerato — quindi il moto non è uniforme — ma il ritmo con cui la velocità cresce è sempre lo stesso: l'accelerazione è costante. È la definizione di moto uniformemente accelerato.

4. Raddoppiando la distanza, il tempo raddoppia?

No: poiché s è proporzionale a t², per raddoppiare lo spazio basta moltiplicare il tempo per la radice di 2, cioè circa 1,4. Per far raddoppiare il tempo bisogna invece quadruplicare lo spazio.

5. Perché è importante non cambiare le masse durante una serie di misure?

Perché cambiando una massa cambia l'accelerazione, e i punti raccolti apparterrebbero a curve diverse. Il rapporto 2s/t² non risulterebbe più costante, e sembrerebbe che il moto non sia uniformemente accelerato quando invece lo è.

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