Officina del Moto Parabolico › Parte 1 › Le due leggi orarie
Una per l'asse x, una per l'asse y: nessuna delle due è nuova.
Come in ogni problema di cinematica, si comincia dichiarando il sistema di riferimento. Qui gli assi sono due, e la scelta abituale è questa:
La gravità tira verso il basso, cioè nel verso negativo. Nelle formule va quindi scritta ay = −g, con g = 9,8 m/s². Scrivere +9,8 è l'errore più frequente di tutto il capitolo, e produce corpi che salgono da soli. Il segno meno non è un dettaglio: discende dalla scelta di riferimento dichiarata sopra.
Sull'asse x nulla agisce: il moto è rettilineo uniforme, e la legge è quella dell'Officina del Moto Uniforme.
Una sola cosa da ricordare, ed è la più importante: vx non cambia mai. Né mentre il corpo sale, né nel punto più alto, né mentre scende. È lo stesso valore dal primo all'ultimo istante.
Sull'asse y agisce la gravità, costante: il moto è uniformemente accelerato, e la legge è quella dell'Officina del Moto Accelerato, con a = −g.
Accanto alla posizione serve anche la velocità verticale, che invece cambia in continuazione:
| Asse x | Asse y | |
|---|---|---|
| Che moto è | rettilineo uniforme | uniformemente accelerato |
| Accelerazione | nulla | −g = −9,8 m/s² |
| Legge della posizione | x = vxt | y = y0 + v0yt − ½gt² |
| Legge della velocità | vx costante | vy = v0y − gt |
Vediamo le formule all'opera nel caso più semplice: un corpo lanciato orizzontalmente, cioè con v0y = 0.
Una pallina viene lanciata orizzontalmente a 15 m/s dal bordo di una terrazza alta 20 m. Dove si trova dopo 0,5 s, 1 s, 1,5 s e 2 s?
Con l'origine a terra sotto il punto di lancio: y0 = 20 m, v0y = 0, vx = 15 m/s. Le leggi diventano:
x = 15 t y = 20 − 4,9 t²
| t (s) | x (m) | y (m) | Scesa di (m) |
|---|---|---|---|
| 0 | 0 | 20,0 | 0 |
| 0,5 | 7,5 | 18,8 | 1,2 |
| 1,0 | 15,0 | 15,1 | 4,9 |
| 1,5 | 22,5 | 9,0 | 11,0 |
| 2,0 | 30,0 | 0,4 | 19,6 |
Confronta le due colonne centrali, perché è lì che si vede tutto.
La colonna x cresce a passi uguali: 7,5 metri ogni mezzo secondo, sempre. È il moto uniforme.
La colonna y cala a passi sempre più grandi: prima 1,2 metri, poi 3,7, poi 6,1, poi 8,6. È il moto accelerato, quello in cui gli spazi crescono con il quadrato del tempo.
Il corpo avanza regolarmente e scende sempre più in fretta: ecco perché la traiettoria all'inizio è quasi piatta e poi si incurva verso il basso. La forma della parabola non è un'ipotesi estetica, è il risultato di questo incrocio.
All'istante t = 2 s la pallina è quasi a terra: y vale 0,4 m. Il tempo di volo esatto è quello che annulla y, cioè poco più di 2 secondi. Nella prossima parte del percorso impareremo a calcolarlo con precisione invece di stimarlo dalla tabella.
Lo schema è sempre lo stesso, e conviene applicarlo con ordine invece di cercare «la formula giusta».
Il quarto e il quinto passo sono il cuore del metodo, e derivano direttamente dalla lezione precedente: i due moti sono indipendenti, ma condividono l'orologio. Il tempo calcolato su un asse vale anche per l'altro.
Perché abbiamo scelto positivo il verso verso l'alto, mentre la gravità tira verso il basso. Con la scelta opposta si scriverebbe +g, ma allora anche le altezze cambierebbero segno: l'importante è restare coerenti.
No, mai: in orizzontale non agisce nulla. È la sola grandezza del problema che resta identica dal lancio all'atterraggio.
x = 10 · 2 = 20 m; y = 45 − 4,9 · 4 = 45 − 19,6 = 25,4 m. È avanzato di 20 metri ed è sceso di quasi 20.
Perché sull'asse x il moto è uniforme, quindi in tempi uguali si percorrono spazi uguali; sull'asse y è accelerato, e gli spazi percorsi in tempi uguali aumentano.
Perché è l'asse che determina la durata del volo, e il tempo serve poi per calcolare la distanza orizzontale. Essendo l'orologio in comune, il tempo trovato su un asse vale anche per l'altro.