Officina delle Forze › Parte 3 › La scomposizione delle forze
L'operazione inversa della somma: sostituire una forza obliqua con due forze comode e trasformare la geometria in algebra.
Nella seconda lezione abbiamo imparato a sostituire due forze con una sola, la risultante. Ora facciamo il percorso all'indietro: prendiamo una forza sola e la sostituiamo con due forze che, sommate, danno esattamente quella di partenza. L'operazione si chiama scomposizione e le due forze che si ottengono si chiamano componenti.
Perché mai dovremmo complicarci la vita sostituendo una forza con due? Perché possiamo scegliere noi le direzioni delle due componenti, e la scelta giusta semplifica enormemente il problema. Pensa alla lezione sulle forze applicate: lì abbiamo separato le forze verticali dalle orizzontali e abbiamo risolto due problemi facili invece di uno difficile. La scomposizione estende quel metodo anche alle forze oblique, che finora avevamo evitato.
Una forza obliqua è scomoda perché agisce «un po' in orizzontale e un po' in verticale». Scomporla significa dire esattamente quanto di essa agisce in ciascuna delle due direzioni.
Fissiamo due assi perpendicolari, x orizzontale e y verticale, e disegniamo la forza F che forma con l'asse x un angolo θ. Dalla punta della freccia tracciamo le perpendicolari ai due assi: quello che leggiamo sugli assi sono le due componenti, Fx e Fy.
Le componenti si leggono sugli assi tracciando le perpendicolari dalla punta del vettore.
Il disegno contiene un triangolo rettangolo: l'ipotenusa è F, i cateti sono Fx e Fy. E su un triangolo rettangolo la trigonometria ci dà subito le due relazioni che cercavamo.
Non imparare a memoria «coseno per l'orizzontale, seno per la verticale»: vale solo se θ è misurato dall'asse x. Se il testo ti dà l'angolo rispetto alla verticale, le due funzioni si scambiano. La regola sicura è un'altra: il coseno va con il cateto adiacente all'angolo, il seno con quello opposto. Guarda il disegno e decidi, non recitare la formula.
Non serve la calcolatrice per farsi un'idea: bastano pochi valori notevoli, e soprattutto serve saper riconoscere se un risultato è plausibile.
| Angolo θ con l'asse x | cosθ | senθ | Che cosa significa |
|---|---|---|---|
| 0° | 1 | 0 | la forza è tutta orizzontale |
| 30° | 0,87 | 0,50 | prevale di molto la componente orizzontale |
| 45° | 0,71 | 0,71 | le due componenti sono uguali |
| 60° | 0,50 | 0,87 | prevale di molto la componente verticale |
| 90° | 0 | 1 | la forza è tutta verticale |
Due controlli da fare sempre. Primo: nessuna componente può essere maggiore del modulo della forza, perché seno e coseno non superano mai 1 — il cateto è sempre minore dell'ipotenusa. Se ti viene Fx = 120 N da una forza di 100 N, hai sbagliato. Secondo: guarda il disegno e chiediti quale componente dovrebbe essere maggiore; se il conto dice il contrario, probabilmente hai scambiato seno e coseno.
Tiri una valigia con una forza di 60 N, con il manico inclinato di 30° rispetto al pavimento. La componente che fa avanzare la valigia è Fx = 60 · cos30° = 60 · 0,87 ≈ 52 N. La componente che la alleggerisce è Fy = 60 · sen30° = 60 · 0,50 = 30 N. Ecco la spiegazione quantitativa di quello che avevamo solo intuito: dei 60 N applicati, solo 52 spingono in avanti, ma i 30 N verticali riducono la reazione del pavimento e quindi anche l'attrito.
Se conosci le componenti e vuoi tornare alla forza, le relazioni si invertono. Il modulo si ottiene con il teorema di Pitagora, esattamente come nella lezione sulla somma di due forze perpendicolari — ed è naturale, perché Fx e Fy sono proprio due forze perpendicolari la cui risultante è F.
Scomposizione e ricomposizione sono quindi due facce della stessa medaglia: una forza obliqua e la coppia delle sue componenti sono la stessa cosa scritta in due modi. Questo è il punto concettuale della lezione: non stiamo aggiungendo forze al problema, stiamo solo cambiando il modo di descrivere quelle che ci sono già.
Ora possiamo enunciare la condizione di equilibrio nella forma che userai in tutti i problemi seri. Un corpo è in equilibrio quando la risultante è nulla; ma un vettore è nullo solo se entrambe le sue componenti sono nulle. Quindi:
Il metodo di lavoro diventa allora sempre lo stesso, qualunque sia il problema:
Quando scomponi una forza obliqua, le sue componenti sostituiscono la forza: nelle equazioni entrano Fx e Fy, non F. Lasciare anche la forza originale significa metterla nel conto due volte, ed è l'errore che manda a monte l'intero esercizio. Nel disegno conviene barrare la freccia obliqua appena hai tracciato le due componenti.
Un lampadario di peso 100 N pende da due cavi simmetrici, ciascuno inclinato di 60° rispetto all'orizzontale. Per simmetria le due tensioni sono uguali, chiamiamole T. Lungo x le due componenti orizzontali sono opposte e si annullano da sole. Lungo y: 2 · T · sen60° − 100 = 0, cioè 2 · T · 0,87 = 100, da cui T ≈ 57 N. Nota il risultato: ciascun cavo non regge 50 N, ma quasi 57, perché parte del suo sforzo se ne va a tirare orizzontalmente contro l'altro cavo.
Nella sfida sulle forze trovi sistemi generati a caso in cui devi calcolare le componenti e le reazioni necessarie a mantenere l'equilibrio. Conviene affrontarla con carta e penna accanto: disegna il diagramma di corpo libero prima di scrivere qualsiasi numero.
Fx = 80 · 0,71 ≈ 57 N e Fy = 80 · 0,71 ≈ 57 N: a 45° le due componenti sono uguali. Controprova con Pitagora: √(57² + 57²) ≈ 80 N.
No, mai. La componente è un cateto e la forza è l'ipotenusa: il cateto è sempre minore. In formule, cosθ non supera mai 1, quindi Fx non supera mai F.
Zero, perché θ = 90° e cos90° = 0. Una forza già allineata con un asse non va scomposta: ha una sola componente, uguale a sé stessa.
Perché la risultante è un vettore e un vettore è nullo solo se sono nulle entrambe le sue componenti. Potrebbe esserci equilibrio in verticale e squilibrio in orizzontale: il corpo scivolerebbe pur senza sprofondare.
Perché crescendo l'angolo la componente orizzontale F · cosθ diminuisce. All'inizio conviene, perché la componente verticale alleggerisce l'appoggio e riduce l'attrito; oltre un certo angolo la perdita di spinta orizzontale supera il guadagno sull'attrito, e il bilancio si rovescia.