Elettrostatica › Metodo per risolvere i problemi
Una sequenza di domande da porsi, sempre nello stesso ordine, per calcolare potenziale, energia potenziale e lavoro del campo elettrico.
Questa pagina ti guida nell'ordine delle domande da porti quando affronti un problema su lavoro, energia potenziale e potenziale elettrico. Se un passaggio non è chiaro, conviene rivedere gli argomenti di teoria sul potenziale elettrico. Le distanze si ricavano dalla posizione delle cariche come nei problemi sulla forza di Coulomb e sul campo elettrico.
La forza elettrostatica è conservativa: il lavoro che compie su una carica dipende solo dal punto di partenza e dal punto di arrivo, non dal percorso. Per questo ogni problema si risolve confrontando due stati, quello iniziale e quello finale, senza seguire il moto istante per istante.
Le quattro grandezze fondamentali sono legate a due a due. Dividendo per la carica si passa da una grandezza riferita alla carica a una grandezza che descrive il campo o il punto dello spazio:
| Riguarda la carica q | Descrive il punto (per unità di carica) | |
|---|---|---|
| Punto di vista delle forze | Forza F [N] | Campo elettrico E = F / q [N/C] |
| Punto di vista dell'energia | Energia potenziale U della carica q [J] | Potenziale V = U / q [V] |
Tutti i problemi si riconducono a due relazioni:
Rispetto ai problemi sulle forze ci sono due differenze, che rendono i calcoli più semplici ma chiedono più attenzione ai segni:
Per ogni problema basta quindi chiedersi chi genera il campo, da dove parte e dove arriva la carica, e quanto vale il potenziale in quei due punti.
Le domande vanno poste sempre in quest'ordine. Le domande 2, 3 e 4 si affrontano sul disegno, prima di iniziare i calcoli.
Il potenziale in un punto, l'energia potenziale di una carica o di un sistema, il lavoro del campo, una differenza di potenziale oppure la velocità di una carica? Distingui la carica che si sposta dalle sorgenti che generano il campo: il potenziale dipende solo dalle sorgenti.
Due casi coprono quasi tutti i problemi. Tra due piastre piane e parallele il campo è uniforme e si lavora con ΔV = −E · d, dove d è lo spostamento con segno misurato lungo la direzione del campo. Attorno a cariche puntiformi il potenziale di ciascuna è V = k0 · Q / r e i contributi si sommano. Riconoscere il caso indica subito quali formule servono.
Segna sul disegno il punto di partenza A e il punto di arrivo B. Di ciascun punto ti serve:
Prevedi il risultato prima di calcolare. Il potenziale diminuisce quando ci si sposta nel verso del campo elettrico e aumenta nel verso opposto. Una carica positiva lasciata libera da ferma tende ad accelerare verso potenziali minori, una negativa verso potenziali maggiori: nello spostamento spontaneo il lavoro del campo è positivo e l'energia potenziale diminuisce. Se lo spostamento imposto è contrario a quello spontaneo, il lavoro del campo è negativo. Il calcolo dovrà confermare la tua previsione.
Trasforma prima i dati nelle unità del Sistema Internazionale: le cariche in coulomb (1 μC = 10−6 C, 1 nC = 10−9 C) e le distanze in metri. Calcola il potenziale in A e in B sommando i contributi di tutte le sorgenti, ciascuna con il suo segno. Per l'energia di un sistema di cariche somma invece un termine k0 · qi · qj / rij per ogni coppia, contata una volta sola.
Dal potenziale all'energia: U = q · V. Dai potenziali al lavoro: L = q · (VA − VB). Dal lavoro alla velocità, se agisce solo la forza elettrica: l'energia cinetica varia di una quantità uguale al lavoro, ΔEc = L. Infine controlla le unità di misura e che il segno coincida con la previsione della domanda 4.
Anche qui una parte del problema è geometria, ma più semplice che per le forze: servono soltanto distanze, mai angoli tra vettori da sommare.
Tra due piastre ideali il potenziale diminuisce linearmente andando dalla piastra positiva a quella negativa. Per due punti A e B conta soltanto lo spostamento d misurato lungo il campo, non la lunghezza del percorso:
Figura 1 — Lo spostamento s è obliquo, ma per la differenza di potenziale conta solo la sua proiezione d lungo il campo. Tutti i punti di una linea tratteggiata hanno lo stesso potenziale.
Spostarsi perpendicolarmente al campo non cambia il potenziale: si resta sulla stessa superficie equipotenziale e il lavoro del campo è nullo.
Il potenziale generato in un punto P da una carica Q dipende solo dalla distanza r tra la carica e il punto:
Con più sorgenti si calcola la distanza di ciascuna dal punto, come nei problemi sulle forze: differenza delle posizioni se sono allineate, teorema di Pitagora se sono nel piano. Poi si sommano i potenziali:
Per una singola carica puntiforme, il potenziale varia come 1 / r; anche ciascun termine dell'energia potenziale tra una coppia di cariche varia come 1 / r. Forza e campo, invece, variano come 1 / r². Dividere per r² in un problema sul potenziale è l'errore più frequente: il risultato avrebbe le unità di un campo elettrico, non di un potenziale.
| Il problema chiede | Relazione da usare | A che cosa fare attenzione |
|---|---|---|
| Il lavoro in un campo uniforme | L = q · E · d | d è la componente con segno dello spostamento lungo il campo; q va inserita con il suo segno. |
| La differenza di potenziale tra due punti di un campo uniforme | VB − VA = −E · d | Il potenziale diminuisce nel verso del campo. |
| Il potenziale in un punto, con una o più cariche | V = somma dei termini k0 · Q / r | Ogni carica con il suo segno; nessuna componente. |
| L'energia potenziale di una carica q posta in un punto | U = q · V | V è generato dalle altre cariche, non da q. |
| L'energia potenziale di un sistema di n cariche | Somma dei termini k0 · qi · qj / rij | Un termine per ogni coppia: in tutto n · (n − 1) / 2. |
| Il lavoro del campo tra due punti | L = q · (VA − VB) | Potenziale iniziale meno potenziale finale. |
| La velocità di una carica | ΔEc = L | Vale se agisce solo la forza elettrica; servono massa e velocità iniziale. |
Se è presente una sola carica sorgente, tutti i punti che hanno la stessa distanza da essa hanno lo stesso potenziale. Se A e B si trovano alla stessa distanza dalla sorgente, il lavoro del campo tra A e B è nullo, qualunque sia il percorso: vale la pena confrontare le distanze sul disegno prima di calcolare.
Due cariche sono ferme nel vuoto: q1 = +5,0 μC nell'origine e q2 = −3,0 μC nel punto (0,40 m; 0). Una terza carica q3 = +2,0 μC viene spostata dal punto A (0,40 m; 0,30 m) al punto B (0; 0,30 m). Si vuole il lavoro compiuto dalla forza elettrica su q3. Proviamo a rispondere alle domande.
Figura 2 — Per ciascuno dei due punti servono le distanze dalle due sorgenti: in verde quelle di A, in viola quelle di B. La carica q3 parte da A.
La carica che si sposta è q3; le sorgenti sono q1 e q2. Il potenziale in A e in B è quello generato dalle sole sorgenti: q3 entrerà nel calcolo soltanto alla fine.
Andando da A a B la carica q3, positiva, si avvicina alla carica positiva q1 e si allontana da quella negativa q2: va verso potenziali maggiori, cioè nel verso contrario a quello spontaneo. Il lavoro del campo sarà quindi negativo e l'energia potenziale aumenterà: per compiere questo spostamento serve un agente esterno.
Con le cariche in coulomb, prese con il loro segno, e le distanze in metri:
| Punto | Contributo di q1 | Contributo di q2 | Potenziale |
|---|---|---|---|
| A | 8,99 · 109 · (+5,0 · 10−6) / 0,50 = +8,99 · 104 V | 8,99 · 109 · (−3,0 · 10−6) / 0,30 = −8,99 · 104 V | VA = 0 V |
| B | 8,99 · 109 · (+5,0 · 10−6) / 0,30 = +1,50 · 105 V | 8,99 · 109 · (−3,0 · 10−6) / 0,50 = −0,54 · 105 V | VB = +9,6 · 104 V |
Nel punto A il potenziale è nullo, perché i contributi delle due sorgenti sono uguali e opposti. Il campo elettrico in A invece non è nullo: vale 2,4 · 105 N/C, come si ricava sommando vettorialmente i campi delle due sorgenti. I potenziali si sommano come numeri, i campi come vettori: le due somme non si annullano negli stessi punti.
Se si chiede l'energia potenziale dell'intero sistema con q3 ferma in A, le coppie sono tre e ciascuna va contata una volta sola. La distanza tra q1 e q2 è 0,40 m.
| Coppia | Distanza | Energia potenziale |
|---|---|---|
| q1 e q2 | 0,40 m | 8,99 · 109 · (+5,0 · 10−6) · (−3,0 · 10−6) / 0,40 = −0,337 J |
| q1 e q3 | 0,50 m | 8,99 · 109 · (+5,0 · 10−6) · (+2,0 · 10−6) / 0,50 = +0,180 J |
| q2 e q3 | 0,30 m | 8,99 · 109 · (−3,0 · 10−6) · (+2,0 · 10−6) / 0,30 = −0,180 J |
| Sistema | U = −0,34 J |
I due termini che contengono q3 hanno somma nulla: è proprio UA = q3 · VA = 0 J. L'energia del sistema è negativa: per portare le tre cariche a grande distanza l'una dall'altra, senza variazione complessiva dell'energia cinetica, un agente esterno deve fornire 0,34 J.
Le domande sono le stesse. Cambia la sorgente: non più cariche puntiformi ma due piastre, tra le quali il campo è uniforme. Tra due piastre piane e parallele, distanti 4,0 mm, c'è una differenza di potenziale di 120 V. Un protone parte da fermo dalla piastra positiva. Si vogliono il modulo del campo elettrico e la velocità con cui il protone raggiunge la piastra negativa.
Lo stato iniziale A è sulla piastra positiva, a potenziale maggiore; lo stato finale B è sulla piastra negativa: VA − VB = +120 V. Il protone ha carica positiva e si sposta nel verso del campo, verso potenziali minori: è il verso spontaneo, quindi il lavoro del campo è positivo e il protone accelera.
Con la distanza in metri:
La carica del protone è e = 1,60 · 10−19 C e la sua massa mp = 1,67 · 10−27 kg.
Agisce solo la forza elettrica e il protone parte da fermo: tutto il lavoro diventa energia cinetica, ½ · mp · v² = L.
La velocità non dipende dalla distanza tra le piastre, ma solo dalla differenza di potenziale: con piastre più lontane il campo è meno intenso, ma agisce su un tratto più lungo. Se la velocità calcolata diventa una frazione significativa della velocità della luce (3,0 · 108 m/s), la formula classica ½mv² non è più sufficientemente accurata e occorre usare la relazione relativistica tra energia e velocità.
Il metodo non cambia, cambia il segno della carica. Un elettrone lasciato libero parte dalla piastra negativa e va verso potenziali maggiori: VA − VB = −120 V e L = (−1,60 · 10−19) · (−120) = +1,92 · 10−17 J. Il lavoro è lo stesso, ma la massa è molto minore e la velocità finale molto maggiore.
| Errore | Domanda che lo evita |
|---|---|
| Dividere per r² invece che per r. | Sto calcolando un potenziale o un campo? |
| Inserire le cariche in valore assoluto, come nel calcolo delle forze. | Questa carica è positiva o negativa? |
| Scomporre i potenziali in componenti o cercare angoli. | La grandezza è un vettore o uno scalare? |
| Includere nel potenziale di un punto la carica che vi viene posta. | Quali sono le sorgenti e quale la carica che si sposta? |
| Scrivere L = q · (VB − VA), scambiando stato iniziale e finale. | Da quale punto parte la carica e in quale arriva? |
| Usare la lunghezza del percorso al posto dello spostamento lungo il campo. | Di quanto ci si sposta nella direzione del campo? |
| Contare due volte ogni coppia nell'energia di un sistema. | Quante coppie diverse formano le cariche? |
| Concludere che il campo è nullo dove il potenziale è nullo, o viceversa. | Sto sommando numeri o vettori? |
| Lasciare le cariche in μC o le distanze in cm o in mm. | I dati sono in coulomb e in metri? |
Nessuno. I due punti hanno la stessa distanza dalla sorgente, quindi lo stesso potenziale: VA − VB = 0 e L = 0, qualunque sia il percorso e qualunque sia la carica spostata.
L = q · (VA − VB) = 2 · 10−6 · 200 = +4 · 10−4 J: la carica positiva va verso potenziali minori, è il suo verso spontaneo. Per la carica negativa L = −4 · 10−4 J: lo stesso spostamento è contrario al suo verso spontaneo.
Il potenziale è nullo: i due contributi hanno lo stesso modulo, perché le distanze sono uguali, e segno opposto. Il campo non è nullo: i due vettori hanno lo stesso verso, dalla carica positiva a quella negativa, e si sommano.
Sei, uno per ogni coppia: 4 · 3 / 2 = 6. La prima carica forma tre coppie, la seconda altre due, la terza un'altra ancora.
Nel verso del campo: VB − VA = −E · d = −200 · 0,10 = −20 V, il potenziale diminuisce. Perpendicolarmente al campo lo spostamento lungo il campo è nullo: il potenziale non varia.
50 eV, cioè 1,60 · 10−19 · 50 = 8,0 · 10−18 J. Il lavoro del campo è positivo perché l'elettrone, che ha carica negativa, si muove verso potenziali maggiori.