Noti qualcosa
Il foglio di carta cade più lentamente del sasso. È un fatto, non ancora una spiegazione.
Che cosa fai quando non sai la risposta e vuoi scoprirla davvero: dalla curiosità a una domanda misurabile, da un’ipotesi a un esperimento che può smentirla.
Lascia cadere un sasso e un foglio di carta: il sasso arriva prima. La spiegazione sembra ovvia, il sasso è più pesante. Ma in fisica «sembra ovvio» non vale niente.
Il metodo sperimentale è quello che fai per passare da credo che a ho controllato, in un modo che chiunque altro può rifare ottenendo lo stesso risultato. Non è un elenco di passaggi da imparare a memoria: è come ci si comporta davanti a una domanda di cui non si conosce la risposta.
Seguiamo un solo esperimento, quello del sasso e del foglio, dalla prima occhiata fino alla conclusione. Ogni fase risponde a una domanda diversa: che cosa ho visto, che cosa voglio sapere, che cosa misuro, che cosa mi aspetto.
Il foglio di carta cade più lentamente del sasso. È un fatto, non ancora una spiegazione.
Non «perché le cose cadono», che è troppo vasta, ma una domanda a cui si può rispondere misurando: il tempo di caduta dipende dal peso?
Massa, altezza di caduta, tempo. E con quali strumenti: bilancia, metro, cronometro. Ciò che non puoi misurare non entra nell’esperimento.
Proponi un’ipotesi: più un corpo è pesante, prima arriva a terra. Un’ipotesi vale solo se qualche risultato può smentirla; se nessun esito potesse contraddirla, non servirebbe a nulla. Può nascere da quello che hai osservato, da ciò che già sai o da prove esplorative fatte apposta per raccogliere i primi dati.
Se l’ipotesi è vera, appallottolando il foglio il tempo di caduta non deve cambiare: il peso è rimasto lo stesso.
Cambi una cosa per volta, lasci uguale tutto il resto, ripeti la prova più volte e annoti ogni misura. Un esperimento conta se un altro può rifarlo e ottenere gli stessi valori.
Il foglio appallottolato arriva quasi insieme al sasso. Metti i numeri in tabella e nel grafico: è lì che le regolarità si vedono.
L’ipotesi è caduta, e hai scoperto qualcosa che non sapevi: non era il peso, era la forma. Torni alla domanda, questa volta più precisa: quanto conta l’aria?
Proviamo a ricapitolare: questi sono gli otto passaggi, nell’ordine in cui li abbiamo appena percorsi.
Scegli un fenomeno e osserva come può essere trasformato in un percorso sperimentale.
Compila i campi come se stessi progettando un vero esperimento. L’obiettivo è distinguere bene domanda, grandezze, ipotesi, verifica e analisi dei dati.
Associa a ogni fase il numero corretto del percorso sperimentale.
| Fase | Domanda guida | Prodotto della fase |
|---|---|---|
| Osservazione | Che cosa noto? | Descrizione del fenomeno |
| Domanda o problema | Che cosa voglio capire? | Domanda precisa |
| Scelta delle grandezze | Che cosa posso misurare? | Elenco delle grandezze e strumenti |
| Ipotesi | Quale spiegazione o relazione propongo? | Spiegazione o relazione provvisoria e controllabile |
| Previsione | Che cosa dovrebbe accadere? | Conseguenza verificabile |
| Esperimento | Che cosa misuro e in quali condizioni? | Dati e misure raccolte |
| Analisi dei dati | Che cosa mostrano i dati? | Confronti, tabelle, grafici e relazioni |
| Conclusione | I risultati sono compatibili con la previsione? | Ipotesi sostenuta, modificata o abbandonata |
Rispondi e controlla subito se hai capito.
Un solo esperimento favorevole è sufficiente per considerare definitivamente vera un’ipotesi?
In un esperimento controllato conviene modificare una grandezza alla volta.
Le grandezze fisiche devono poter essere misurate.
Se l’esperimento non conferma l’ipotesi, bisogna ignorare i dati.