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Laboratorio di verifica

Due misure, quattro calcoli, tre controlli: le formule messe alla prova.

Al termine di questa lezione saprai

1. Che cosa significa verificare

Nelle lezioni precedenti abbiamo ricavato quattro formule: ω = 2π/T, v = ωr, ac = v²/r e ac = ω²r. Sono state ottenute con ragionamenti geometrici, non con misure.

Un ragionamento però può contenere un errore, e una formula giusta sulla carta può descrivere male la realtà. Per questo ogni relazione fisica va messa alla prova con i dati: è lo stesso metodo che hai usato con il pendolo, dove l'ipotesi ricavata dal grafico è stata poi confermata con nuove misure.

Che cosa si verifica esattamente

Non si verifica «se la formula esiste», ma se i numeri che essa prevede coincidono con quelli osservati. Si calcola un valore a partire dai dati misurati, lo si confronta con quello effettivo, e si guarda se lo scarto è piccolo. Questo è tutto ciò che significa verificare una legge.

2. Che cosa si misura e che cosa si calcola

È la distinzione più importante dell'intera esperienza, e conviene fissarla prima di cominciare.

GrandezzaSi ottieneCome
Raggio rmisurandodistanza del corpo dal centro
Periodo Tmisurandotempo impiegato per un giro completo
Frequenza fcalcolandof = 1/T
Velocità angolare ωcalcolandoω = 2π/T
Velocità tangenziale vcalcolandov = ωr
Accelerazione centripeta accalcolandoac = v²/r oppure ω²r

Due sole misure dirette, il raggio e il periodo: tutto il resto discende da lì. È un fatto notevole, e vale la pena fermarcisi un momento. Con un metro e un cronometro si arriva a conoscere l'accelerazione di un corpo, che è una grandezza che nessuno strumento sta misurando direttamente.

3. La catena dei calcoli

L'ordine dei passaggi è sempre lo stesso, e conviene seguirlo senza scorciatoie.

  1. Misura il raggio r, in metri.
  2. Misura il periodo T, in secondi.
  3. Calcola la velocità angolare: ω = 2π/T.
  4. Calcola la velocità tangenziale: v = ωr.
  5. Calcola l'accelerazione centripeta, in entrambi i modi: v²/r e ω²r.

Raccogli i risultati in una tabella come questa, ripetendo le misure con raggi diversi e con periodi diversi.

r (m)T (s)ω (rad/s)v (m/s)v²/r (m/s²)ω²r (m/s²)
0,252,03,140,792,472,47
0,502,03,141,574,934,93
0,752,03,142,367,407,40
0,501,06,283,1419,7419,74

4. I tre controlli

Una volta compilata la tabella, non fermarti a guardarla: interrogala. Ci sono tre verifiche da fare, e ciascuna mette alla prova una relazione diversa.

Primo controllo: le due colonne dell'accelerazione. Gli ultimi due valori di ogni riga devono coincidere. Se v²/r e ω²r danno numeri diversi, c'è un errore nei calcoli: le due formule sono la stessa cosa scritta in due modi, e non possono discordare. È il controllo più immediato ed è quello che intercetta gli errori di conto.

Secondo controllo: v proporzionale a r. Guarda le prime tre righe, ottenute tutte con lo stesso periodo. Al raddoppiare del raggio la velocità raddoppia, al triplicare triplica: 0,79 poi 1,57 poi 2,36. È la verifica della relazione v = ωr, e su un grafico i punti si dispongono lungo una retta passante per l'origine.

Terzo controllo: il quadrato nella formula dell'accelerazione. Confronta la seconda riga con la quarta: stesso raggio, periodo dimezzato, quindi velocità angolare doppia. L'accelerazione passa da 4,93 a 19,74, cioè diventa quattro volte maggiore. È la conferma sperimentale che in ac = ω²r la velocità angolare compare al quadrato.

Quando si può dire che i valori concordano

Nessuna misura è esatta, quindi il valore calcolato e quello osservato non saranno mai identici fino all'ultima cifra. Si calcola lo scarto percentuale: differenza fra i due valori, divisa per il valore calcolato, moltiplicata per cento. Se ottieni 4,93 e leggi 4,85, lo scarto è dell'1,6%: i valori concordano. Uno scarto di pochi punti percentuali è misura, uno scarto del 50% è un errore da cercare.

5. Misurare bene il periodo

Di tutte le grandezze in gioco, il periodo è l'unica che dipende dalla tua prontezza di riflessi. Un cronometro azionato a mano porta con sé un errore di circa due decimi di secondo: su un periodo di due secondi è il dieci per cento, ed è un errore che si propaga a tutti i calcoli successivi — anzi, si amplifica, perché nell'accelerazione la velocità angolare compare al quadrato.

Il rimedio è lo stesso che hai usato nel laboratorio del pendolo: non cronometrare un solo giro. Cronometra dieci giri consecutivi e dividi il tempo totale per dieci. L'errore di reazione resta lo stesso in valore assoluto, ma diviso per dieci diventa trascurabile.

Un conto che conviene fare

Cronometrando un giro: 2,0 s con incertezza di 0,2 s, cioè il 10%.

Cronometrando dieci giri: 20,0 s con la stessa incertezza di 0,2 s. Dividendo per dieci si ottiene T = 2,00 s con incertezza 0,02 s, cioè l'1%.

Stesso strumento, stessa persona, stesso tempo di reazione: un errore dieci volte più piccolo, solo per aver contato meglio.

Una variabile alla volta

Come in tutte le indagini sperimentali, per capire l'effetto del raggio bisogna tenere fisso il periodo, e viceversa. Se cambi entrambi fra una misura e l'altra, i dati non sono confrontabili e nessuno dei tre controlli funziona.

Vai in laboratorio

L'esperienza completa è nella simulazione Laboratorio di verifica, dove velocità tangenziale e accelerazione centripeta vengono messe insieme. Comincia con tre misure a raggio diverso e periodo costante, compila la tabella e fai i tre controlli prima di passare oltre.

In sintesi

Verifica se hai capito

1. Quali grandezze si misurano davvero in questa esperienza?

Soltanto il raggio e il periodo. Velocità angolare, velocità tangenziale e accelerazione centripeta si ricavano tutte con i calcoli a partire da questi due dati.

2. Nelle due colonne dell'accelerazione ottieni 6,2 e 5,1. Che cosa è successo?

C'è un errore di calcolo: le due formule sono equivalenti e devono dare lo stesso numero. Conviene rifare i conti partendo da ω, che è il valore da cui dipendono entrambe.

3. Perché si cronometrano dieci giri invece di uno?

Perché l'errore di reazione è lo stesso in entrambi i casi, ma dividendo il tempo totale per dieci quell'errore viene diviso per dieci. Si passa da un'incertezza del 10% a una dell'1%.

4. A parità di periodo triplichi il raggio. Che cosa ti aspetti per la velocità e per l'accelerazione?

La velocità triplica, perché v = ωr con ω invariata. L'accelerazione, valendo ω²r, triplica anch'essa: cresce in proporzione al raggio, non al suo quadrato.

5. Calcoli 7,40 m/s² e ne osservi 7,20. La verifica è riuscita?

Sì. Lo scarto è di 0,20 su 7,40, cioè circa il 2,7%: compatibile con l'incertezza delle misure. Una legge si considera confermata quando lo scarto è dell'ordine dell'errore sperimentale, non quando i numeri coincidono esattamente.

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